
In realtà Roland lavora sul progetto di un clavicembalo digitale da 20 anni. All’inizio però non avevamo ben chiaro come e in quale contesto questo prodotto si sarebbe potuto utilizzare né quale sarebbe stato il suo target specifico. Lo sviluppo dello strumento quindi rifletteva queste incertezze. Però, in base alle critiche e richieste che arrivavano dai potenziali clienti, studiavamo come venivano usati i clavicembali a noleggio. Scoprimmo così che nella maggior parte dei casi venivano richiesti per i concerti da parte di ensemble di piccole dimensioni in formazioni che comprendevano perlopiù violini, flauti e flauti dolci. Così per questo ultimo modello abbiamo cercato di creare uno strumento che rispondesse a questa esigenza specifica.
Nel XVII secolo il suono del clavicembalo non aveva un volume considerato sufficiente per i concerti. Fu questo il motivo per il quale si studiò un meccanismo che prevedesse che le corde non venissero più pizzicate ma percosse con dei martelletti, processo che diede poi origine al pianoforte. Come si sa il primo pianoforte venne costruito da Bartolomeo Cristofori che era un costruttore di clavicembali. Se Cristofori fosse vivo oggi si chiederebbe dal punto di vista di un produttore di clavicembali come far procedere l’evoluzione del clavicembalo in quanto tale.
Ovviamente un clavicembalo digitale deve mantenere tutti gli aspetti positivi dello strumento originale, ma perché non pensare alla possibilità di regolare il volume e di renderne semplice l’accordatura nel caso di ensemble formati da strumenti diversi? Abbiamo dato la priorità a quelle caratteristiche che consentissero di utilizzare i principali sistemi di accordatura propri del periodo barocco: grazie alla tecnologia digitale tutte quelle possibilità così complicate con gli strumenti acustici ora potevano diventare semplicissime.
In più il clavicembalo è uno strumento molto delicato. Se lo si sposta chi lo suona deve preoccuparsi di farlo tornare nelle migliori condizioni per essere suonato. Il fatto di poter ridurre gli elevati costi e tempi di manutenzione costituisce un notevole valore aggiunto. Ma si poteva andare anche oltre e realizzare uno strumento di piccole dimensioni e facile da spostare. Questo è ciò che abbiamo fatto, ottenendo un clavicembalo in grado di essere pronto da suonare nel modo migliore in qualsiasi momento e contesto.
E’ sbagliato pensare che la tecnologia debba essere utilizzata solo per aggiungere nuove funzioni a strumenti moderni e già esistenti.
Come produttori di strumenti musicali la nostra mission è sfruttare la tecnologia digitale per risolvere i punti critici degli attuali strumenti, non solo per crearne di nuovi. Questo è il motivo per il quale ci siamo dedicati al clavicembalo, non per lo strumento in se stesso. Ed abbiamo anche creato una sezione dedicata allo sviluppo di strumenti classici.
Quando siamo partiti ci siamo subito resi conto che non sarebbe stato facile. Ci siamo però avvicinati al progetto tenendo sempre presente la storia del clavicembalo e cosa sarebbe stato giusto e utile per questo particolare strumento.
Le persone della mia età generalmente avevano poco tempo libero almeno fino agli anni '50. Oggi tuttavia le persone ne hanno di più e molti si dedicano alla musica. Ci siamo quindi concentrati sullo sviluppo di un clavicembalo digitale per consentire a queste persone di suonare questo magnifico strumento che per un pianista è anche adatto ad essere il secondo strumento musicale di casa.
Ci aspettiamo che sarà accolto con favore non solo in Giappone ma anche in tutto il resto del mondo.
La reazione iniziale quando lo abbiamo presentato è stata positiva. E’ davvero piaciuto. Qualcuno ha detto: "Carino!" Era la prima volta che mi capitava di sentire usare questo aggettivo per uno strumento Roland. E solo per l’aspetto esteriore. Se viene considerato attraente anche solo per l’estetica, questo mi rende davvero orgoglioso.
Ma il clavicembalo ha una tastiera, il che significa che può essere suonato da pianisti ed organisti. Ed ha anche un timbro familiare. L’aspetto esteriore è stato progettato proprio per venire incontro alle richieste di come i musicisti vorrebbero che fosse un clavicembalo.
Sì, abbiamo cercato di rendere questo clavicembalo il più bello possibile alla vista. Questi pannelli decorativi sono stati aggiunti per esaltarne proprio l’estetica. Ovviamente però sia il pannello sul coperchio sia quelli sul supporto possono essere rimossi o sostituiti a seconda del proprio gusto personale.
E la tecnica usata per la stampa di questi pannelli, realizzati con la collaborazione di Roland DG Corporation, conferisce il massimo realismo possibile alle immagini.
Credo che il maggior vantaggio nel caso del clavicembalo sia la possibilità di regolare il volume.
Non si voleva semplicemente creare una pura imitazione dello strumento tradizionale e basta.
Dopotutto Bartolomeo Cristofori si era posto proprio il problema di superare i limiti del clavicembalo con uno strumento capace di espressività e di generare suoni di diverso volume, idea da cui è poi derivato il nome di pianoforte.
Anche se poi alla fine non si è modificato il clavicembalo ma si è creato uno strumento totalmente nuovo.
Oggi la moderna tecnologia ci consente invece di avere un clavicembalo capace di generare suoni piano e forte. Questo è quello che volevamo ottenere.
Per un pianista la possibilità di suonare forte o piano è scontata e durante lo studio si cerca proprio di sfruttare al massimo questa varietà sonora per le possibilità espressive che offre.
Ovviamente con un clavicembalo digitale è possibile anche emulare suoni di strumenti diversi quali l’organo a canne, il fortepiano o altri strumenti tipici del passato. Senza dimenticare le possibilità offerte dal MIDI per registrare le proprie esecuzioni, stampare spartiti e molto altro.
Chiunque ami il clavicembalo e la musica barocca può essere interessato al C-30. Vedo che è anche richiesto, come già detto, da chi suona in piccoli ensemble per la facilità di regolarne il volume quando si suona con strumenti quali il violino o il flauto. Ma è perfetto anche in casa.
In un ensemble ai fini dell’effetto finale non è importante solo il numero uno ma anche il contributo del numero due e del tre. Ma non intendo certo dire che il clavicembalo sia il numero tre, anzi, forse è più il numero uno...
Il nostro obiettivo è che questo genere di prodotti possa avere la prima attrattiva nel prezzo, quindi utilizziamo la moderna tecnologia per migliorare strumenti che hanno elevati costi di manutenzione e che sono molto costosi sin dall’origine proponendoli ad un prezzo accessibile.
Sono sicuro che anche solo questo aspetto li renderà interessanti. Si tratta di strumenti storici con timbri incantevoli e che sono parte della nostra tradizione. Purtroppo però, non potendosi adeguare al cambiamento dei tempi, corrono il rischio di sparire.
Noi siamo in grado di realizzare qualsiasi tipo di strumento. Per esempio quando, trent’anni fa, venne presentato il primo sintetizzatore, il prezzo era veramente proibitivo, impossibile per una persona normale. In fondo anche il sintetizzatore oggi può essere considerato un classico.
E poi, anche se non fa parte della serie Roland Classic, provate a considerare la fisarmonica. Ha un suono molto particolare e pieno di fascino, ma ha dei limiti costituiti dal peso, dal prezzo e dalle difficoltà nel trasporto. Con la V-Accordion noi abbiamo usato l’elettronica per rendere lo strumento ancora migliore. E’ un altro esempio di come l’innovazione possa essere di aiuto anche per chi suona.
E’ stato un piacere. Sarebbe per me una soddisfazione sapere che tantissime persone conosceranno e apprezzeranno il nostro clavicembalo digitale.